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Filmografia sul lavoro minorile in ordine cronologico

    Davide Copperfiled (David Copperfield) di George Cukor, Usa, 1935
  • Sciuscia' (id), di Vittorio De Sica, Italia, 1946.
    Giuseppe e Pasquale lavorano come lustrascarpe, compiono piccoli traffici di borsa nera e i soldi che 'raccattano' servono per le spese della casa, ma anche per comprare un cavallo bianco, simbolo della realizzazione dei desideri e dell'emancipazione dal mondo degli adulti. Lustrare le scarpe - per loro - e' il mezzo per avverare un sogno di liberta'.
  • Ladri di biciclette (id) di Vittorio De Sica, Italia, 1948.
    Il piccolo Bruno nel capolavoro desichiano Ladri di biciclette (1948) lavora invece a una pompa di benzina: al contrario del padre riesce a conservare il proprio impiego, accompagna il genitore alla ricerca della bici che gli e' stata rubata, lo salva da numerose situazioni di difficolta', non ultima dal rischio di essere picchiato da una folla inferocita nel corso dell'ultima drammatica sequenza del film. Bruno "non e' soltanto un piccolo adulto, egli svolge un ruolo di supplenza del ruolo paterno'' , e' la colonna portante della famiglia, da un punto di vista economico, ma non solo.
  • Germania anno zero (id) di Roberto Rossellini, Italia, 1948.
    Edmund e' l'unico componente della sua famiglia che lavora. L'itinerario di emarginazione e morte che lo condurra' al suicidio, non a caso inizia dopo l'allontanamento dalla sua attivita' di scavatore di fosse per defunti. in questo caso l'occupazione nonostante sia instabile, in nero e irregolare, a'ncora gli strati piu' deboli e indifesi della societa' alla vita. Se in anni postbellici i minori si adoperano per mantenere gli adulti, in altre epoche meno drammatiche il lavoro puo' rivelarsi uno spazio di espressione personale o di formazione pratica.
  • Il tempo si e' fermato (id) di Ermanno Olmi, Italia, 1959
  • Il posto (id) di Ermanno Olmi, Italia, 1961
  • Gli ultimi (id) di Vito Pandolfi, Italia, 1963.
    Checo, dieci anni, al mattino va a scuola e al pomeriggio al pascolo. Se ogni volta che prova a relazionarsi con i coetanei viene irrimediabilmente escluso, e' nel lavoro nei campi, ma piu' in generale nei piccoli gesti di una quotidianita' che richiede concretezza e capacita' pratiche, che egli trova il modo di costruire la propria identita'. Quello che al mondo cittadino parrebbe un prematuro inserimento nella dura vita agricola, per l'universo contadino (il soggetto di David Maria Turoldo e' autobiografico) e' una sorta di ritorno catartico alla terra, ai suoi ritmi e alle sue regole. e' "nella dimensione del lavoro [che Checo] riesce a fondere il suo sforzo con la pienezza della natura giustificando, di conseguenza, la sua presenza e la sua azione”.
  • Dodes'ka-den (id) di Akira Kurosawa, Giappone, 1970
  • Padre padrone (id) di Paolo e Vittorio Taviani, Italia, 1977
  • L'albero degli zoccoli (id) di Ermanno Olmi, Italia, 1978
  • Ernesto (id) di Salvatore Saperi, Italia, 1979.
    Il lavoro minorile puo' sfociare in sfruttamento, costrizione, occlusione dei sogni, interruzione della crescita.
  • Il corridore (Davandeh) di Amir Naderi, Iran, 1985
  • Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren), di Bille August, Danimarca-Svezia, 1987
  • Salaam Bombay! (id), di Mira Nair, India, 1988.
    Denunciano lo sfruttamento dell'infanzia attraverso la raffigurazione di bambini dediti a traffici illeciti o alla prostituzione.
  • Lunga vita alla signora (id) di Ermanno Olmi, Italia, 1987.
    Il protagonista e' Libenzio, un timido sedicenne che, insieme ad alcuni suoi coetanei, fa l'apprendista cameriere in un lussuoso albergo dove si sta tenendo un pranzo di gala per festeggiare un'anziana signora. La storia e' in realta' una grande metafora del passaggio dall'infanzia all'eta' adulta attraverso il primo contatto con mondo del lavoro e con le ingiustizie e le disuguaglianze – soprattutto di censo – che albergano in esso. I camerieri si dispongono nelle sale secondo una rigida gerarchia, devono seguire codici di comportamento definiti con certosina precisione, rimangono, in ogni caso, estranei ai centri di decisione e potere (il tavolo e i suoi commensali), come piccoli denti di un ingranaggio ben oliato, piu' grande di loro, di cui non hanno controllo. Libenzio e' un osservatore privilegiato dell'assurda situazione: egli acquista sequenza dopo sequenza una consapevolezza sociale che nessuna scuola probabilmente avrebbe saputo trasmettergli.
  • Ragazzi fuori (id) di Marco Risi, Italia, 1991.
    Descrivono la vita di alcuni ragazzi di Palermo, dentro e fuori dal carcere: per loro l'occupazione e' un miraggio, il loro percorso e' scritto, va dalla microcriminalita' al crimine organizzato, chi prova a uscire dalla traccia segnata e cerca un posto regolare e' destinato allo scacco. Appena si passa ad ambientazioni contemporanee e a contesti piu' ricchi, il lavoro minorile entra in un cono d'ombra di rappresentazione.
  • La discesa di Acla' a Floristella (id) di Aurelio Grimaldi, Italia, 1992
  • Il profumo della papaya verde (L'odeur de la papaye verte) di Tran Anh Hung, Francia, 1993
  • La promesse (id) di Luc e Jean-Pierre Dardenne, Belgio, 1995.
    Igor e' un quattordicenne apprendista meccanico che aiuta il padre nell'organizzazione di un traffico di immigrati clandestini , il lavoro (nero, precario, schiavista) e' l'unico strumento che ha Igor per cercare un contatto con il proprio padre. il protagonista e' insieme sfruttato e sfruttatore, vittima e persecutore. Da una parte aiuta il padre nell'organizzazione di un traffico di immigrati clandestini, dall'altra viene costretto dal genitore a vivere nell'illegalita', col rischio di non avere nessun destino di redenzione e normalita' davanti a se.
  • Da morire (To Die For) di Gus Van Sant, Usa, 1995
  • Nella mischia (id) di Gianni Zanasi, Italia, 1995
  • Ne'nette e Boni (id) di Claire Denis, Francia, 1996
  • Ci sara' la neve a Natale? (Y-aura-t'il de la neige a' Noël?) di Sandrine Veysset, Francia, 1996
  • Will Hunting - genio ribelle (Good Will Hunting) di Gus Van Sant, Usa, 1997
  • Il silenzio (Le silence) di Mohsen Makhmalbaf, Iran, Francia, 1998.
    L'occupazione per Khorsid non e' solo un obbligo o un mero strumento per guadagnare (deve mantenere la madre malata), ma e' il mezzo per esprimersi, realizzarsi, sognare, astrarsi da una vita difficile. Egli fa l'accordatore di strumenti musicali, ogni suono che il suo orecchio cattura (sia esso musica umana o naturale) lo traspone in un'altra dimensione, lo fa sentire un tutt'uno con la vita. L'esperienza lavorativa assume, negli ultimi due film citati, una funzione inedita: il massaggio in un caso, la musica nell'altro sono veri e propri occhi per i personaggi, rappresentano il superamento dell'handicap fisico.
  • Le ceneri di Angela (Angela's Ashes) di Alan Parker, Usa/GB, 1999
  • Non uno di meno (Yi ge dou bu neng shao) di Zhang Yimou, Cina, 1999.
    Si racconta la storia di Wei, una ragazzina di 13 anni che fa da supplente in una scuola elementare di campagna. La giovanissima insegnante si accorge, ad un certo punto, che un suo allievo e' andato in citta' a lavorare. Per tener fede alla promessa fatta al maestro (al suo ritorno in classe dovranno esserci tutti i bambini, non uno di meno), Wei abbandona gli altri allievi per andare alla sua ricerca.La situazione paradossale tratteggiata dall'autore e' equivoca e profonda al tempo stesso: una tredicenne lavora per evitare che altri alunni abbandonino la scuola e vadano a loro volta a lavorare; insegna senza saper insegnare eppure riesce a tenere a bada la classe e a trasmettere alcuni valori importanti (la caparbieta', l'importanza dello studio, l'altruismo); per cercare un alunno abbandona tutti gli altri; alla fine del racconto ha imparato di piu' facendo l'insegnante che la studentessa. Piu' in generale la pellicola esalta il ruolo sociale dell'istruzione pubblica in una maniera decisamente originale: non mostrando mai i momenti della didattica (sostituiti da insegnamenti pratici o da lavori improvvisati) e terminando addirittura con l'intervento risolutore di un programma televisivo (simile a "Chi l'ha visto”) che ritrova il ragazzo scappato in citta' e finanzia i lavori di ristrutturazione della scuola.Tuttavia la pellicola non termina con un happy end : a rendere ambivalente il finale compare un cartello dove si ricorda che per una scuola ricostruita (con capitali privati) ve ne sono innumerevoli che chiudono, per un ragazzo salvato per caso ve ne sono altri che nessuno considera. Non uno di meno presenta gli aspetti positivi e negativi della vita lavorativa e di quella vita scolastica senza giudizi di merito, in chiave ironica e accondiscendente, generando un cortocircuito narrativo che palesa le contraddizioni della quotidianita'.
  • Rosetta (id) di Luc e Jean-Pierre Dardenne, Belgio, 2000.
    La protagonista, 16 anni circa, cerca un posto di lavoro, con una determinazione fuori dal comune, per mantenere se stessa e la madre alcolizzata. Non lo fa solo per una questione di sopravvivenza: la sua lotta – che la portera' addirittura a tradire senza esitazione la fiducia dell'unico amico che possiede – e' una vera guerra contro tutto e tutti, una affannata rincorsa alla ricerca della dignita' e di una apparente normalita' che non si trova ne in famiglia, ne negli affetti. Il lavoro e' la bombola d'ossigeno senza la quale il senso stesso dell'esistenza verrebbe meno. Il lavoro e' il centro dove si decidono i destini delle persone, dove ognuno e' costretto a mettere in gioco se stesso, a relazionarsi con l'altro senza protezioni, ad adattarsi alle condizioni esterne, a costruire o vedere irrimediabilmente danneggiata la propria identita'.
  • Lavagne (Takhte siah) di Samira Makhmalbaf, Iran, 2000.
    I ragazzi sono costretti a contrabbandare merci tra l'Iran e l'Iraq per permettere la sopravvivenza di famiglie allo stremo delle condizioni.
  • Le biciclette di Pechino (Shiqi sui de dan che), Wang Xiaoshuai, Cina, 2001
  • Il tempo dei cavalli ubriachi (Zamani baraye masti asbha) di Bahman Ghobadi, Iran, 2001
  • Respiro (id) di Emanuele Crialese, Italia, 2002
  • Sweet Sixteen (id) di Ken Loach, GB/Spagna/Germania, 2002
  • Cose di questo mondo (In This World) di Michael Witterbottom, GB, 2002
  • City of god (id) di Fernando Meirelles, Brasile, 2002
  • Il figlio (Le fils) di Luc e Jean-Pierre Dardenne, Belgio, 2003.
    Un falegname scopre che uno dei suoi giovani praticanti altri non e' che l'assassino di suo figlio, uscito dal carcere e inserito in un progetto di recupero e inserimento sociale, quindi il lavoro non e' solo lo strumento per apprendere i segreti di una professione, ma anche per vivere un faticoso itinerario di perdono e redenzione.
  • Baran (id) di Majid Majidi, Iran, 2003.
    Il lavoro minorile si rivela momento formativo quasi insostituibile: si racconta la travagliata storia d'amore del diciassettenne Latif per la bella quindicenne Baran, relazione nata in un cantiere edile dove entrambi lavorano come muratori.
  • La locanda della felicita' (Xingfu shiguang) di Zhang Yimou, Cina, 2003.
    Storia di un disoccupato cinquantenne che, senza volerlo, deve accudire una ragazzina cieca senza genitori. Prima le affida la sorveglianza di uno strano hotel a ore, poi costruisce una finta sala massaggi per realizzare un suo sogno: diventare una massaggiatrice professionista. Se da una parte la bugia, una voltasvelata, allontanera' definitivamente i due personaggi, dall'altra avra' permesso loro di conoscere cosa vuol dire essere un genitore o un figlio.
  • Il miracolo (id) di Edoardo Winspeare, Italia, 2003.
    Lavoro come luogo dove si scoprono i primi sentimenti d'amore, lavoro come luogo dove far crescere e nutrire una singolare relazione padre/figlia.
  • L'isola (id) di Costanza Quatriglio, Italia, 2003
  • Osama (id) di Siddiq Barman, Giappone/Irlanda/Iran, 2003
  • Cacciato da scuola, scappato da un centro di rieducazione giovanile, Jean Pierre Leaud, protagonista de I quattrocento colpi (1959) prima, e di Antoine et Colette poi (1962), entrambi di François Truffaut, vive da solo, lavora, si fa da mangiare, in altre parole e' totalmente indipendente dagli adulti. Quando incontra Colette e se ne innamora, sceglie l'arma della sua autonomia e della sua maturita' per provare a conquistare il cuore della bella coetanea

a cura di Luigia Talamonti

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